Il Moscato tra Langa e Monferrato – Itinerari Cesare Pavese

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Il Moscato tra Langa e Monferrato – Itinerari Cesare Pavese

Il Moscato bianco è la seconda varietà più coltivata nella regione su ben 53 comuni distribuiti sulle province di Cuneo, Asti e Alessandria, per un totale di circa 10.000 ettari vitati.

Il caratteristico paesaggio tra Langa e Monferrato ne testimonia la zona di elezione, dove i vigneti si presentano terrazzati arrotolandosi ai tornanti su splendidi muretti a secco.

Storia ed arte

La Langa di Cesare Pavese parte da S. Stefano Belbo, paese natale dello scrittore. Ovunque si respira l’aria dei suoi romanzi nei luoghi da lui descritti: la collina di Gaminella, quella erta di Moncucco, la Piazza del Mercato del mercoledì con l’Albergo dell’Angelo e poi la Mora, il Salto, il Nido.

Interessanti da visitare la Fondazione “Cesare Pavese” con la biblioteca e l’antica chiesa sconsacrata dei Santi Giacomo e Cristoforo, la casa natale ed il museo di Nuto, amico del protagonista nell’ultimo romanzo “La Luna e i Falò”.

Costeggiando il torrente Belbo si giunge a Cossano, dove svettano le chiesette di Sant’Elena e di San Bovo, quest’ultima nell’omonima frazione di Castino, dove si erge anche il Pavaglione, la cascina de “La Malora”.

Immersi tra i noti luoghi fenogliani si sale fino a Mango, centro partigiano durante la Resistenza, dove si ammira il massiccio Castello dei Busca, oggi sede dell’Enoteca Regionale del Moscato. In piazza si trova anche il monumento al Cane, opera dello scultore Paolo Spinoglio, dedicato al fedele amico grande trovatore di tartufi (il tabui in dialetto è il cane bastardino, ideale per i tartufi).

Si scende passando nella frazione Valdivilla, dove nell’ex Convento di San Maurizio risiede un Relais a 5 stelle con annesso ristorante, e si arriva a Castiglione Tinella il cui nome era già famoso per la Contessa omonima, Virginia Oldoini, che Cavour mandò alla corte di Napoleone III per perorare la causa italiana.

Ultima tappa delle colline del Moscato è Canelli, candidata all’UNESCO per le cattedrali sotterranee, una rete di gallerie, in parte risalenti al XVIII secolo, scavate nel tufo, dove ancora oggi si affinano vini e spumanti.

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